Effetti dell'ipericina fotoattivata su cellule tumorali di prostata
A. Colasanti1,4, A. Kisslinger2, R. Liuzzi4, M. Quarto1,4, P. Riccio1,4, G. Roberti3,4, F. Villani3
1Dipartimento di Biologia e Patologia Cellulare e Molecolare "L. Califano", Università degli Studi di Napoli "Federico II";
2
C.E.O.S.-CNR, Napoli;3
Dipartimento di Scienze Fisiche, Università degli Studi di Napoli "Federico II";4
Istituto Nazionale di Fisica della Materia, Unità di Napoli.
Il carcinoma della prostata è la più frequente neoplasia che colpisce la popolazione maschile al di sopra di 50 anni. Il trattamento più utilizzato per ridurre il tumore primario e la diffusione della metastasi prevede l'uso di analoghi o antagonisti del recettore degli androgeni ma, d'altro canto, la comparsa di cellule ormone indipendenti è indice prognostico negativo. Nella prospettiva di poter utilizzare un approccio alternativo basato sulla terapia fotodinamica (PDT) abbiamo condotto uno studio sulla fototossicità indotta su cellule tumorali di prostata da una sostanza naturale, l'ipericina, di cui sono note le proprietà fotosensibilizzanti. Sono state prese in considerazione due linee cellulari tumorali di: 1) adenocarcinoma della prostata, non rispondente alla terapia con gli androgeni (PC3), 2) metastasi linfonodale di carcinoma della prostata, rispondente agli androgeni (LNCaP). Le cellule, dopo essere state incubate per 24 h in presenza di ipericina a diverse concentrazioni, sono state irraggiate con un laser a colorante pompato da un laser ad argon alla lunghezza d'onda di 599 nm (picco di assorbimento dell'ipericina) con una dose di luce di 11 J/cm2.
Oltre alla determinazione delle sopravvivenze cellulari sono stati calcolati attraverso misure di fluorescenza i parametri della cinetica di trasporto dell'ipericina attraverso la membrana cellulare.
I risultati ottenuti mostrano che, per entrambe le linee cellulari, la fotoattivazione dell'ipericina induce effetti tossici che non si manifestano in assenza di irraggiamento e la linea PC3, ormone indipendente, presenta una dose letale media minore di quella della linea LNCaP. La sensibilità mostrata dalla linea cellulare PC3, pertanto, indica che la PDT potrebbe essere una valida alternativa per il trattamento di questo tipo di tumore.