Fotolisi di alcuni farmaci del sistema nervoso centrale
S. Caffieri, G. Miolo, D. Vedaldi
Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, Università di Padova
La fotostabilità è un aspetto per molto tempo trascurato nell'ambito farmaceutico, anche se è noto da anni che alcuni farmaci sono fotolabili o addirittura fototossici (sulfamidici, cloramfenicolo, tetracicline, ecc.). Questo problema è importante sia da un punto di vista della produzione e conservazione del farmaco - la sua decomposizione indotta dalla luce prima della somministrazione porta alla perdita di attività, quando non alla formazione di prodotti tossici - sia dal punto di vista farmacologico: la luce, attraverso la pelle, può raggiungere il torrente circolatorio in cui il farmaco si trova. In questo modo il farmaco può degradarsi anche in vivo.
In questo contesto è opportuno conoscere i meccanismi di lisi dei farmaci ed i prodotti che si formano, soprattutto per i farmaci di tipo sistemico.
Abbiamo preso in considerazione tre farmaci neurolettici (le fenotiazine tioridazina, flufenazina e perfenazina) e tre antidepressivi (amitriptilina, imipramina e fluvoxamina). Di esse abbiamo valutato la fotolisi in vitro, quale premessa per più approfonditi studi di tossicità.
Flufenazina e tioridazina danno, per irradiazione UVA, prevalentemente il solfossido in posizione 5. La perfenazina dà invece origine a numerosi prodotti, la cui caratterizzazione non è ancora stata completata.
Amitriptilina e imipramina si sono dimostrate stabili all'UVA, non così la fluvoxamina, che subisce in maniera esclusiva una isomerizzazione Z ® E a livello dell'ossima.
In via preliminare, la fototossicità dei prodotti di fotolisi delle fenotiazine è stata saggiata sui globuli rossi: soluzioni preirradiate dei tre farmaci hanno mostrato forte capacità emolitica.