Autofluorescenza del tessuto cerebrale: potenzialità di impiego diagnostico

A.C. Croce1, K.S. Lanza1, D. Locatelli1, R. Nano1,

F. Tancioni2, E. Benericetti2, G. Bottiroli1

1Centro di Studio per l'Istochimica CNR, Dip. Biologia Animale, Università di Pavia

2Divisione Neurochirurgia, Ospedale di Parma

 

La dipendenza delle proprietà di autofluorescenza dalle caratteristiche biochimiche ed istologiche di un tessuto ha già trovato utili applicazioni diagnostiche in diverse patologie, particolarmente in campo oncologico. In questo lavoro viene presentato uno studio comparativo delle proprietà di autofluorescenza di componenti istologici del tessuto cerebrale per la definizione delle potenzialità dell'autofluorescenza nella messa a punto di una procedura diagnostica applicabile in tempo reale durante l'intervento neurochirurgico. Lo studio si riferisce a: i) delimitazione dei margini di resezione durante l'intervento chirurgico di asportazione di glioma, la lesione neoplastica con più larga diffusione a livello cerebrale. Misure eseguite durante l'intervento chirurgico su pazienti, mediante spettrofluorimetro a fibre ottiche con eccitazione a 366 e 405 nm, hanno indicato che il tessuto tumorale è distinguibile dal tessuto sano circostante per la bassa intensità di fluorescenza (1/5 e 1/3 rispetto alla fluorescenza della materia bianca e della corteccia, rispettivamente) e per lo spostamento del picco di emissione a lunghezze d'onda maggiori (» 10 nm). Analisi condotte su sezioni istologiche di resezioni chirurgiche hanno consentito di definire le basi delle differenze tra tessuto sano e tessuto tumorale. ii) Individuazione della fibra nervosa durante l'intervento di asportazione di schwannoma, un tumore che interessa i nervi craniali, spinali e periferici. Uno studio preliminare condotto su animali, e confermato sull'uomo, ha consentito di verificare che le fibre nervose hanno caratteristiche di autofluorescenza, principalmente per quanto riguarda l'intensità di emissione per eccitazione a 366 e 405 nm, tali da renderle facilmente discriminabili dalle altre strutture fluorescenti che le circondano. Le differenze riscontrate appaiono favorevoli allo sviluppo di un approccio diagnostico basato su tecniche di imaging di fluorescenza. Nel loro complesso, i risultati ottenuti aprono interessanti prospettive per il miglioramento dell'efficacia degli interventi neurochirurgici attraverso l'impiego di una tecnica diagnostica in tempo reale durante l'intervento operatorio per la individuazione e delimitazione dei margini tra tessuto sano e lesione neoplastica.